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Per Ilario

Veronica, scultura in terracotta di Ilario Fioravanti (foto MDV)

Ilario nella sua casa di Sorrivoli, 2007 (foto MDV)
Quando muore un artista che è anche un amico, che ti ha insegnato a guardare per sempre con gli occhi di un bambino, resta solo il silenzio.
Non il silenzio di Amleto, vuoto dello sgomento di una perdita. Ma il silenzio pieno di una presenza. La sua, quella di Ilario, quella delle sue opere d'arte. La presenza di Dio che i suoi polpastrelli cercavano come a tentoni, nella creta e nei colori. In ogni volto, animale, forma che plasmava.
La sua è la storia di una vita piena, intensa e drammatica, di una lotta (lo si vede dalle sue opere, lo si legge negli occhi di Adele) con l'angelo, per tutta la notte, ma già indorata del crepuscolo, che è la vita. Per questo, lo ricordo vicino alla Veronica che tanto amava, nella sua casa - studio di Sorrivoli.
"Nacque il tuo volto da ciò che fissavi". Così ebbe a scrivere Giovanni Paolo II, di questa donna, che la storia ricorda per un unico gesto di pietà, l'aver asciugato il volto di un condannato a morte. Nelle rare occasioni in cui abbiamo avuto la fortuna di passare del tempo con lui e Adele, era così. Il suo volto nasceva da ciò che fissava. Da quel suo amore all'Essere delle cose. 
Per questo non l'abbiamo perso.

(Ilario Fioravanti 25 settembre 1922 - 29 gennaio 2012)



1102 - 2011, Pianeta Terra

Ecco, un inizio.
Non credo al gioco dei numeri, ma ho pensato che per iniziare non ci fosse altro da fare che scegliere una bella data. Era da un mese che volevo farlo. Ci voleva una data palindroma.
E con l'11 febbraio dentro. La culla di un desiderio.

Here, a beginning.
I don't believe in the game of numbers, but I just thought that to begin with I couldn't but pick a good date. I'd been thinking about it for a month. I just needed a palindrome date.
Involving the eleventh day of February. The cradle for a desire.





L'ho capito quando Martina mi è piombata in casa, in un sabato pomeriggio di gennaio, con una piccola esplosione gialla in mano. Un piccolo momento giallo. Un momento di verità.
Ho capito che non potevo rimandare ancora molto. E allora ho aspettato che arrivasse.


I understood it when Martina showed up at home, on a Saturday afternoon in January, holding a little yellow explosion in her hands. A little moment yellow. A moment of truth.
I understood I couldn't delay much. So I waited for it to come.

In realtà, era già arrivato il nome, una notte, in uno di quei tanti ritorni a casa, dopo una visita ad amici lontani, in cui Dario guida e lascia spazio al mio silenzio. Soffioni e orchidee. Una cosa rustica e una fragile, entrambe come fuochi d'artificio. Con le radici.
Nomina sunt consequentia rerum, diceva san Tommaso.
Se puoi chiamare qualcosa - o qualcuno - per nome, è quasi fatta.

To be honest, the name had already come, one night, during one of many homecomings, after visiting faraway friends, when Dario is driving and leaving space to my silence. Dandelions and orchids. Something rough and something fragile, both looking like fireworks. Rooted.
Nomina sunt consequentia rerum, as saint Thomas put it.
If you can call someone - or somebody - by its own name, you're almost done.